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31 ottobre 2008

Il rosso c'è sempre

 

Ebbene mi scuso per il lungo silenzio...sono in una fase di transizione e purtroppo non ho più molto tempo o comunque devo ancora orgnizzare le mie forze.

Il mio blog seguirà questo percorso...forse diventerà più personale forse no. Staremo a vedere.

Per il momento vorrei abbracciare virtualmente tutti i "ressuni", per chi non li conoscesse sono merce rara, gente dalle strane facce simpatiche e dai cervelli fumanti. Belli, bella gente...davvero.

E poi, cavolo, il tempo passa. Fra tre giorni conosceremo il vincitore di queste benedette primarie e in un attimo tutti questi sondaggi che affollano l'aria diventeranno parole vuote al vento...dio sia lodato.




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9 ottobre 2008

Pio XII aiutò gli ebrei in silenzio




"Non ci fu nessun silenzio di Pio XII verso l'Olocausto e il nazismo: il Papa, nella messa a San Pietro per i 50 anni dalla morte del suo predecessore, ha affermato che papa Pacelli «agì spesso in modo segreto e silenzioso proprio perchè, alla luce delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, egli intuiva che solo in questo modo si poteva evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei".

Corsera




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9 ottobre 2008

Gli antefatti

Nulla lasciava presagire...


La Versilia in quel periodo costituiva il fronte occidentale della Linea Gotica e un’intera divisione di Waffen-SS era dislocata nel tratto compreso dalla foce del fiume Serchio (ai confini con la provincia di Pisa) alla foce del fiume Magra (ai confini con la provincia di La Spezia).

La popolazione civile, secondo le disposizioni tedesche fatte proprie dai gerarchi fascisti provinciali, avrebbe dovuto evacuare l’intera area per spostarsi a Sala Baganza, un comune al di là dall’Appennino, in provincia di Parma. L’ordine impartito era assurdo e impraticabile essendo impossibile trasferire, senza mezzi di trasporto, una così consistente massa di persone, d’animali e di vettovagliamento. In ogni caso, per la popolazione civile della piana della Vesilia, era necessario sottrarsi ai rischi della battaglia e sfollare in zone apparentemente più sicure.





Fu così che anche il piccolo e nascosto paese di Sant’Anna di Stazzema, raggiungibile solo attraverso mulattiere, dette accoglienza a diverse centinaia di rifugiati.
Provenivano in grabn parte dalla piana della Versilia, ma anche da località più lontane. Fra le vittime, infatti, anche i Tucci da Foligno, i Pavolini da Piombino, i Bonati e gli Scipioni da La Spezia, gli Scalero da Genova, i Cappiello da Napoli, i De Martino da Castellammare di Stabia, i Danesi da Pavia, i Ficini dall’Isola d’Elba e molti altri.
La popolazione, di fatto, quasi si quadruplicò fino ad arrivare a circa 1500 unità.

C’era il problema di trovare un tetto dove rifugiarsi, ma soprattutto c’era il problema di trovare di che sfamarsi, ma c’era lo stesso la speranza di essere al sicuro dalla furia della guerra.

All’alba del 30 luglio 1944 si era verificata una battaglia tra i partigiani della X bis brigata Garibaldi, attestati sul monte Ornato, e le truppe tedesche, terminata con la ritirata dei nazisti e l’attestazione dei partigiani in una zona più interna, in direzione di Lucca.

Il 5 agosto i tedeschi ordinarono lo sfollamento del piccolo paese di Sant’Anna di Stazzema. L’ordine venne annullato pochi giorni dopo, dietro l’assicurazione che nel paese non stazionavano partigiani. Così la vita degli abitanti di Sant’ Anna e degli sfollati riprese il suo ritmo normale. Nulla lasciava presagire lo scatenarsi della furia nazista.


http://www.santannadistazzema.org/




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9 ottobre 2008

Fu un massacro...

Il 12 agosto del ’44

All’alba del 12 agosto, reparti di SS, in tutto alcune centinaia, in assetto di guerra, salirono a Sant’Anna da Vallecchia-Solaio, Ryosina, Mulina di Stazzema e Valdicastello, utilizzando queìali portatori alcuni uomini catturati precedentemente nella piana della Versilia.
Verso le sette il paese era ormai circondato. Gli abitanti non pensavano ad una strage, ma piuttosto ad una normale operazione di rastrellamento. Molti uomini infatti fuggirono, nascondendosi nei boschi.
Troppo tardi si accorsero delle reali intenzioni dei nazisti.

Così lo scrittore Manlio Cancogni narra gli avvenimenti di quella terribile giornata:

« I tedeschi, a Sant’Anna, condussero più di 140 esseri umani, strappati a viva forza dalle case, sulla piazza della chiesa. Li avevano presi quasi dai loro letti; erano mezzi vestiti, avevano le membra ancora intorpidite dal sonno; tutti pensavano che sarebbero stati allontanati da quei luoghi verso altri e guardavano i loro carnefici con meraviglia ma senza timore nè odio.





Li ammassarono prima contro la facciata della chiesa, poi li spinsero nel mezzo della piazza, una piazza non più lunga di venti metri e larga altrettanto una piazza di tenera erba, tra giovani piante di platani, chiusa tra due brevi muriccioli;
e quando puntarono le canne dei mitragliatori contro quei corpi li avevano tanto vicini che potevano leggere negli occhi esterrefatti delle vittime che cadevano sotto i colpi senza avere tempo nemmeno di gridare.

Breve è la giustizia dei mitragliatori; le mani dei carnefici avevano troppo presto finito e già fremevano d’impazienza. Così ammassarono sul mucchio dei corpi ancora tiepidi e forse ancora viventi, le panche della chiesa devastata, i materassi presi dalle case, e appiccarono loro fuoco.

E assistendo insoddisfatti alla consumazione dei corpi spingevano nel braciere altri uomini e donne che esanimi dal terrore erano condotti sul luogo, e che non offrivano alcuna resistenza.

Intanto le case sparse sulle alture, le povere case di montagna, costruite pietra su pietra, senza intonaco, senza armature, povere come la vita degli uomini che ci vivevano erano bloccate.

Gli abitanti erano spinti negli anditi, nelle stanze a pianterreno e ivi mitragliati e, prima che tutti fossero spirati, era dato fuoco alla casa; e le mura, i mobili, i cadaveri, i corpi vivi, le bestie nelle stalle, bruciavano in un’unica fiamma. Poi c’erano quelli che cercavano di fuggire correndo fra i campi, e quelli colpivano a volo con le raffiche delle mitragliatrici, abbattendoli quando con grido d’angoscia di suprema speranza erano già sul limitare del bosco che li avrebbe salvati.

Poi c’erano i bambini, i teneri corpi dei bimbi a eccitare quella libidine pazza di distruzione. Fracassavano loro il capo con il calcio della «pistol-machine », e infilato loro nel ventre un bastone, li appiccicavano ai muri delle case. Sette ne presero e li misero nel forno preparato quella mattina per il pane e ivi li lasciarono cuocere a fuoco lento.
E non avevano ancora finito.

Scesero perciò il sentiero della valle ancora smaniosi di colpire, di distruggere, compiendo nuovi delitti fino a sera.

A mezzogiorno tutte le case del paese erano incendiate; i suoi abitanti fissi e gli sfollati erano stati tutti trucidati. Le vittime superano di gran lunga i cinquecento, ma il numero esatto non si potrà mai sapere.

http://www.santannadistazzema.org/




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9 ottobre 2008

Testimonianze

Sant'Anna di Stazzema

Enio Mancini

6 anni quel 12 agosto 1944



Non avevo ancora compiuto sette anni all’alba di quello splendido sabato estivo; niente faceva presagire ai circa quattrocento abitanti di Sant’Anna e agli oltre mille sfollati che si trattasse di un cupo giorno di terrore e di morte, il giorno del massacro di cinquecentosessanta vittime innocenti, delle quali circa centocinquanta erano bambini sotto i quattordici anni.
Mio padre aveva scorto le colonne naziste che scendevano dai passi montani sui borghi di Sant’Anna.

Prima di andare a nascondersi con gli altri uomini nel bosco, ci sveglio’ e ci invito’ a mettere in salvo la nostra "roba".
Pensavamo si trattasse di un rastrellamento e temevamo l’incendio delle nostre case, come era avvenuto nel vicino paese di Farnocchia.
Nessuno immaginava che donne, vecchi e bambini avessero a subire violenze.

Poco dopo ecco entrare in casa un gruppetto di S.S., indossavano la tuta mimetica, erano armati fino ai denti e portavano l’elmetto sul capo; notammo che due nascondevano il volto con una specie di maschera e parlavano come noi.
Ci buttarono letteralmente fuori, non permettendoci di prendere nemmeno gli zoccoli e, mentre alcuni con strani attrezzi che lanciavano lunghe lingue d fuoco incendiavano la casa, altri ci condussero sull’aia che dominava il borgo di Sennari.

Li’ trovammo gia’ molte persone, ci addossarono contro un muro di una casa e iniziarono ad installare, su un poggio sovrastante, degli strani attrezzi, tipo treppiedi.
Qualcuno comincio’ a piangere e ad implorare per la disperazione; una vecchina, forse per ingenuita’ o per sdrammatizzare il momento, disse di non preoccuparci che forse stavano per farci una fotografia.

Quando anche la mitragliatrice fu montata e lo sgomento e la paura erano ormai generali, arrivo’ nell’aia un ufficiale tedesco, forse un generale, che imparti’ degli ordini in tedesco: "Raus... Valdicastello", ripeteva.
Le spregevoli belve con il volto mascherato tradussero: l’ordine era quello di scendere verso Valdicastello.

Al nostro nucleo familiare si erano aggiunti la nonna materna, la zia e gli altri.
Scendendo, passammo davanti alle nostre case, ormai quasi completamente incendiate (si udiva ancora il muggito della mucca rimasta intrappolata nella stalla).
Decidemmo di non ubbidire all’ordine di scendere a Valdicastello, ma di nasconderci nei pressi, con la speranza di poter fare presto ritorno alle nostre case per salvare il salvabile.
Ci nascondemmo in un anfratto naturale che si trovava nella selva, duecento metri sotto casa.
Dopo circa mezz’ora si udirono quelle voci gutturali che si avvicinavano al nostro nascondiglio; lo sgomento fu totale, ci videro, erano una decina, alzammo le mani in segno di resa.
Ci incolonnarono e ci spintonarono lungo il sentiero che portava verso il centro del paese, verso la chiesa di Sant’Anna.

Malgrado le pedate e i colpi coi calci dei fucili nella schiena, si riusciva a procedere molto lentamente.
Alcuni, infatti, erano scalzi ed il sentiero era pieno di rovi e ricci di castagno.
Ad un certo punto decisero di proseguire (sembrava avessero molta fretta), lasciando di guardia un solo soldato che, nel frattempo, si era tolto l’elmetto dal capo; era molto giovane, quasi un adolescente e non ci faceva piu’ tanta paura.

Quando il gruppo dei tedeschi scomparve dalla nostra vista, il giovane soldato comincio’ ad impartirci degli ordini, che non capivamo, ma ci faceva anche dei gesti eloquenti.
Questi si’ erano facilmente intuibili: ci diceva di tornare velocemente indietro.
Salimmo il ripido pendio, si udi’ una scarica di arma automatica che ci fece trasalire, ci girammo di scatto temendo che ci stesse sparando addosso ed invece imbracciava il fucile verso l’alto e sparava verso le fronde dei castagni.

Si continuo’ a salire verso Sennari, mentre sul versante opposto, verso la chiesa, si udivano in un frastuono generale crepitio di spari, scoppi di bombe, tetti di case che crollavano, lamenti di animali che stavano bruciando vivi nelle stalle e poi si scorgeva il fuoco ed il fumo nero che proveniva da ogni direzione, da ogni borgo del paese.
Non ci rendevamo pero’ conto di tutto quello che realmente stava accadendo.





Giungemmo a casa poco prima delle dieci e tutti ci adoperammo per salvare dal fuoco quella parte non ancora completamente distrutta.
Ci sembrava cosa gravissima aver perso gran parte della nostra roba e soprattutto la mucca che, in quel periodo, ci aveva permesso di sopravvivere.
Verso le cinque del pomeriggio, pero’, la tremenda notizia.

Un giovane della borgata, allontanatosi al mattino con gli altri uomini per nascondersi nei boschi e che, al ritorno, aveva attraversato il centro e gli altri borghi, arrivo’ a Sennari urlando, sembrava impazzito: "Una strage! Sono tutti morti! Sono bruciati!" ripeteva.
Lasciammo le nostre case che ancora fumavano per correre verso il centro, verso la chiesa.
Ogni gruppo andava la’ dove abitavano i propri congiunti, i propri parenti.
Passammo al "Colle".

Ne avevano uccisi diciassette (una ragazza, ferita, ed un uomo anziano si erano miracolosamente salvati sotto il cumulo dei cadaveri).
Arrivammo alle "Case" dove abitavano i nostri parenti: cadaveri sparsi dappertutto, rovine, fuoco e i pochi sopravvissuti impietriti dal dolore.
In una casa, sventrata dal fuoco, su una trave che ancora ardeva - incastrata - una rete di un letto e sopra tre corpi quasi completamente consumati.

Al nero dei tessuti carbonizzati faceva contrasto il bianco dello scheletro; uno dei corpi era piccolo, il corpo di un bambino.
E poi l’odore acre, intenso, della carne arrostita.
Una nonna, per fortuna, riprese noi bambini per riportarci verso Sennari.
Avevamo visto molto, troppo per la nostra tenera eta’.
Una esperienza drammatica che segna per sempre un’esistenza, ma comunque meno tragica di altri giovani ragazzi sopravvissuti nell’eccidio che, feriti o incolumi, videro massacrare i propri cari.

Poi ci fu il dopo, ma quella e’ un’altra storia.

http://www.santannadistazzema.org





lo avrai
camerata kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi
non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti vide fuggire
ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo
su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci troverai
morti e vivi con lo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
resistenza

p.calamandrei

comitato per le onoranze ai
martiri di s.anna di stazzema
12 agosto 1993






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9 ottobre 2008

Miracolo a Sant'Anna

 

Non fu rappresaglia, anzi i partigiani non c’entrano niente con l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, infatti non ce ne erano proprio di partigiani a Sant’Anna di Stazzema. E la tragedia è stato solo un atto premeditato, terroristico, dei tedeschi.
Questo quello che sostengono i partigiani, criticando il film di Spike Lee, Miracolo a Sant'Anna.

Due, quindi, le scene del film incriminate :

1- il generale tedesco, prima di uccidere 560 tra donne anziani e bambini, chiede ripetutamente e con insistenza di consegnargli Farfalla, il partigiano che da qualche tempo stava colpendo le squadre tedesche appostate nella zona. Facendo intendere che se Farfalla si fosse consegnato o se qualche abitante di Sant’Anna lo avesse tradito e consegnato, l’eccidio sarebbe stato evitato.

2- Favino, che nel film interpreta Farfalla, confessa il suo dolore a un’anziana donna. Ciò che Favino non riesce a perdonarsi è che se avesse saputo di quello che stava succedendo a Sant'Anna, si sarebbe consegnato, evitando la strage. Insomma, ammettendo che ciò che è successo è colpa di un partigiano.


Il racconto di un sopravvissuto

Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, quassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera.

7 ottobre 2008

Non è ancora finito ed è già secondo




Costruito a Dubai il grattacielo più alto del mondo. Si chiama il Nakhil Harbour & Tower e supererà il non ancora terminato Buri Dubai (818m).
 
Mille metri, tre microclimi diversi dal primo all'ultimo piano, il duecentesimo, dove ci saranno 10 gradi in meno che in città. 

Nella torre ci saranno 150 ascensori. E come se non bastasse, hanno comunicato i progettisti, il visitatore potrà assistere - nella sua corsa dal piano terra fino in cima - due volte al tramonto in una sola serata. Dopo aver assistito al tramonto del sole a terra, si sale velocissimi con l'ascensore sino cima per vederlo sparire di nuovo oltre l'orizzonte. 

I PIÙ ALTI -  il Burj Dubai di quasi 200 metri (sarà alto 807 metri); il Chigaco Spire (609 metri); il China 117 Tower di Tianjin (570 metri); le Abraj Albait Towers alla Mecca (595 metri) e il Freedom Tower che sarà costruito a New York (541 metri). Per avere un'idea il Nakheel Harbour and Tower di Dubai sarà alto otto volte il Pirellone di Milano, o quattro volte l'Empire State Building di New York. Il tempo previsto per la realizzazione dell'opera è di circa dieci anni.

Corsera




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7 ottobre 2008

California a secco




La California di Arnold Schwarzenegger è sull'orlo della bancarotta. Da tempo lo stato americano è in crisi finanziaria, ma la situaizone a Wall Street ha peggiorato le cose. Il Governatore ha mandato una lettera al segretario del tesoro, Henry M. Paulson, chiedendo al governo federale 7 miliardi di dollari. 

Schwarzenegger ha ammesso di avere nelle casse statali soldi soltanto fino alla fine di ottobre.. Da quella data, fino all'inizio del 2009. quando dovrebbero arrivare i ricavi delle tasse, la California rimarrà a secco.

I soldi che mancano dovevano essere garantiti da crediti, ma nell'attuale situazione lo Stato dubita di poter trovare istituti di credito pronti ad allargare i cordoni della borsa.




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2 ottobre 2008

Francesco Cossiga sul caso Granbassi




Per quanto io posso sapere le cose sono andate così.

Quando Ignazietto ha ricevuto la Granbassi insieme ad altri carabinieri della sezione sportiva dell'Arma al ritorno delle Olimpiadi di Pechino, la campionessa gli espose il suo desiderio di partecipare come «velina» o «valletta», il ministro le avrebbe detto, nulla sapendo di leggi e regolamenti che disciplinano lo stato giuridico del personale dell'Arma: «Vedrò cosa si può fare!»,





e interessò il Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri e il Capo di Stato Maggiore del Comando Generale, dicendo loro: «Fate il possibile!», non sapendo che una frase simile ai carabinieri, suonava come un ordine del «loro ministro», un ordine al quale si obbedisce senza discutere, al massimo formulando qualche sommessa osservazione, tanto sommessa però da non ingenerare minimamente nel ministro l'impressione che essi vogliano discutere l'ordine! Poi è accaduto, anche per merito o colpa mia, l’«infinito»!
 




E perché? Per due motivi: primo, perché un carabiniere non può avere, pagate o meno, due professioni, secondo: che può fare la «velina» o la «valletta», anche se è una gran bella ragazza, in una trasmissione «politica», e politicamente orientata contro il Governo da cui l'Arma dipende? ...


Francesco Cossiga, Presidente emerito della Repubblica, su Corsera




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2 ottobre 2008

Pansa lascia l'Espresso

Il giornalista passa al Riformista dopo 31 anni nel gruppo Repubblica...





Intervista di Luca Telese, su Il Giornale:

LT: "E' più grande l'archivio Pansa o quello Ceccarelli?"

GP: "Forse il suo. Il mio occupa due stanze. Sai come ho iniziato? Vedevo Vottorio Gorresio, più matto di me, che catalogava persino gli auguri di Natale. Allora chiesi "A che ti serve?"".

LT: "E lui?".

GP: "Taglia tutto, a partire dai tuoi articoli. Quando li dimentichi anche tu è il momento migliore per passare dalla copiatura degli altri a quella dei propri".




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2 ottobre 2008

LADY ASHLEY HOTEL MONTANA MADRID

ARRIVO DOMANI SUD EXPRESS AFFETTUOSAMENTE JAKE. 




Il toro che uccise Vincente Girones si chiamava Bocanegra, era il numero 118 dell'allevamento di Sanchez Taberno e fu ucciso da Pedro Romero come terzo toro di quel pomeriggio.





Gli tagliarono l'orecchio, a richiesta generale, e lo consegnarono a Pedro Romero, il quale, a sua volta, ne fece dono a Brett, che lo avvolse in un fazzoletto di mia proprietà, e lasciò poi orecchio e fazzoletto, insieme con numerosi mozziconi di Muratti, in fondo a un cassetto del tavolino accanto al suo letto all'Hotel Montoya di Pamplona...

Pedro Romero aveva la grandezza. Amava toreare e penso che amasse i tori e penso che amasse Brett. Tutto ciò che era in gradi di controllare lo fece quel pomeriggio davanti a lei. Mai una volta alzò il capo. In tal modo rese più forte la propria esibizione, e lo fece per sé, anche, olttre , oltre che per lei. Poiché non alzava il capo per chieder se era piaciuto, faceva tutto interirmente per sé, e questo gli dava forza, eppure lo faceva anche per lei. Ma non lo faceva per lei a scapito di se stesso. Grazie a questo vinse tutto il pomeriggio...





Sembrava la soluzione migliore. Il punto era questo. Spedire via una ragazza con un uomo. Presentarla a un altro uomo perché partisse con lui. E adesso andare a riprenderla. E concludere il telegramma con un affettuosamente. Ma andava benissimo così. Entrai per pranzare
...


...questo invece per non confondere la libertà con il casino che facciamo in giro...




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2 ottobre 2008

Biden VS Palin

My Fair Sarah è in ritiro da lunedì, per prepararsi al match di domani con Joe Biden. Ad allenarla ci sono i migliori strateghi del Team McCain, Steve Schmidt e Rick Davis. Si presume si alternino, forse ogni tanto la interrogano, certo sarà dura. Palin non sa nulla di politica estera; l'unica sentenza della Corte Suprema che conosce è quella sull'aborto. Sostiene che umani e dinosauri per un periodo hanno coabitato; solo da poco ha ammesso che gli umani hanno contribuito al riscaldamento globale. Anzi no, «è Dio che ci abbraccia più forte », ha detto in tv la sua imitatrice Tina Fey, più vera del vero. Ma Joe Biden, giustamente, si preoccupa.

Corsera


Alle 20 di giovedì (in Italia saranno le 3 di venerdì mattina) inizia il faccia a faccia forse più atteso di questa campagna elettorale: Sarah-Joe alla Washington University di St. Louis. 

Per i nottambuli c'è la diretta su
Nessuno TV ma domani sera lo si potrà rivedere doppiato in italiano.





Il candidato Democratico sta volando nei sondaggi sulla scia della crisi economica, ha appena sfondato la soglia psicologica del 50% in alcuni Stati-chiave e anche a livello nazionale e deve sperare che la lingua lunga di Biden non gli crei un guaio proprio ora che è in fuga. Il Repubblicano, invece, viene da un paio di settimane devastanti, che hanno spinto la sua campagna sull’orlo della crisi. A un mese dall’Election Day (4 novembre) e con molti americani che già votano per posta o di persona in diversi Stati, McCain ha bisogno di un momento di svolta. Sarah “Barracuda” potrebbe dare nuova linfa alla sua corsa affannata. Ma può anche finire per affondare il senatore dell’Arizona....

Il Secolo XIX

 




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2 ottobre 2008

Il Senato approva il piano Paulson

 

WASHINGTON (Reuters) - Il Senato americano ha approvato a larga maggioranza una versione modificata del pacchetto da 700 miliardi di dollari a sostegno del settore finanziario, rinviando la palla nel campo della Camera dei rappresentanti, chiamata a esprimersi nuovamente domani.

La proposta della Casa Bianca era stata bocciata a inizio settimana alla Camera. I voti a favore ieri sono stati 74, quelli contrari 25. La Camera si esprimerà sulla versione del piano domani a partire dalle 18 italiane.

I senatori hanno ritoccato la prima versione del pacchetto, aggiungendo una riduzione fiscale e una maggiore protezione federale per i depositi bancari, il cui plafond passa a 250.000 da 100.000 dollari.

Obiettivo del piano la stabilizzazione dei mercati del credito e del credito interbancario al fine di evitare che la crisi finanziaria faccia sprofondare l'economia Usa nella recessione...




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2 ottobre 2008

La grande rapina




 

di Michael Moore (tratto da "Il Manifesto" 30/9/08)

Cari amici, permettetemi di andare subito al sodo. Mentre leggete queste righe, è in corso la più grande rapina della storia di questo paese. Anche se non sono servite le armi da fuoco, 300 milioni di persone sono state prese in ostaggio e fatte prigioniere. Potete giurarci: dopo aver rubato 500 miliardi di dollari negli ultimi cinque anni per riempire le tasche dei loro sostenitori che fanno profitti grazie alla guerra, dopo avere riempito le tasche dei loro amici petrolieri al ritmo di più di cento miliardi di dollari solo negli ultimi due anni, Bush e i suoi compari - che presto dovranno traslocare dalla Casa Bianca - stanno saccheggiando le casse dello stato arraffando ogni dollaro su cui riescono a mettere le grinfie. Stanno rubando tutta l’argenteria prima di accomodarsi alla porta.





Qualunque cosa dicano, qualunque discorso usino per terrorizzare la gente, si stanno dedicando ai loro vecchi trucchi: creare paura e confusione per continuare ad arricchirsi e ad arricchire quell’uno% che è già schifosamente ricco. Leggete soltanto le prime quattro frasi del servizio di apertura apparso sul New York Times di lunedì 22 settembre e potrete constatare qual è la vera posta in gioco: «Mentre i policy makers mettevano a punto i dettagli di un’operazione di salvataggio dell’industria finanziaria da 700 miliardi di dollari, Wall Street ha cominciato a cercare il modo di guadagnarci sopra. Le società finanziarie hanno fatto pressione per ottenere la copertura di ogni tipo di investimento traballante, e non solo di quelli collegati ai mutui ipotecari... Nessuno vuole essere tagliato fuori dalla proposta del Tesoro di comprare i bad asset delle istituzioni finanziarie».





Incredibile. Wall Street e i suoi sostenitori hanno combinato questo disastro e ora si stanno preparando a fare un sacco di soldi, come dei banditi. Persino Rudy Giuliani sta facendo pressione perché la sua società sia incaricata (e pagata) per fornire «consulenza» nell’operazione di salvataggio. Il problema è che nessuno è veramente in grado di quantificare questo «crollo». Anche il ministro del tesoro Paulson ha ammesso di non sapere quale sia esattamente l’ammontare necessario (la cifra di 700 miliardi di dollari è una sua invenzione!). Il capo dell’ufficio del bilancio al Congresso ha detto che non è in grado di calcolarlo né di spiegarlo a nessuno. Eppure, eccoli lì a strepitare su quanto la fine è vicina! Panico! Recessione! La Grande Depressione! Il baco del millennio! L’influenza aviaria! Le api assassine! Dobbiamo approvare la manovra oggi stesso!! Casca il mondo! Casca la terra!






Cascare da cosa? Niente in questa operazione di «salvataggio» abbasserà il prezzo del carburante che dovete mettere nella vostra macchina per andare al lavoro. Niente in questa proposta di legge vi proteggerà dal rischio di perdere la vostra casa. Niente in questa manovra vi darà l’assicurazione sanitaria. Assicurazione sanitaria? Mike, perché la tiri in ballo? Che c’entra con il crollo di Wall Street?

C’entra e come. Questo cosiddetto «crollo» è stato scatenato dall’enorme quantità di persone impossibilitate a pagare il mutuo di casa, e dai conseguenti pignoramenti. Sapete perché così tanti americani stanno perdendo la propria abitazione? A sentire i repubblicani, perché troppi ****** della working class hanno contratto dei mutui che in realtà non si potevano permettere di pagare. Ecco la verità: la Causa Numero Uno per cui la gente dichiara bancarotta sono le spese mediche. Ve lo dico in modo semplice: se avessimo avuto tutti l’assistenza sanitaria universale, questa «crisi» dei mutui non ci sarebbe mai stata.





La missione di questa manovra di salvataggio è proteggere l’oscena quantità di ricchezza che si è accumulata negli ultimi otto anni. Serve a proteggere i grandi azionisti che possiedono e controllano le corporations americane. Serve a garantire che i loro yacht, le loro tenute, il loro «stile di vita» non siano intaccati mentre il resto dell’America soffre e lotta per pagare le bollette.





Che per una volta siano i ricchi a soffrire. Che ci pensino loro a pagare la manovra. Stiamo spendendo 400 milioni di dollari al giorno per la guerra in Iraq. Che la fermino immediatamente, facendo risparmiare a tutti noi altri 500 miliardi di dollari! Devo smetterla di scrivere queste cose e voi dovete smetterla di leggerle.





Stamattina nel nostro paese stanno mettendo a segno un golpe finanziario. Sperano che i membri del Congresso si sbrighino, prima di fermarsi a pensare, prima che noi riusciamo a fermarli. Perciò smettete di leggere qui e fate qualcosa… adesso!





Ecco cosa potete fare immediatamente: 1. Chiamate il Senatore Obama o mandategli una mail. Ditegli che non c’è bisogno che se ne stia seduto là a sostenere Bush e Cheney e il disastro che hanno combinato. Ditegli che sappiamo che è abbastanza in gamba da fermare questa cosa per poi decidere qual è la strada migliore da prendere. Ditegli che i ricchi devono pagare per qualunque aiuto venga loro offerto. Usate la leva che abbiamo per pretendere una moratoria dei pignoramenti delle abitazioni, per insistere nella richiesta dell’assistenza sanitaria, e ditegli che noi, il popolo, dobbiamo avere voce in capitolo nelle decisioni economiche che riguardano la nostra vita, e non i baroni di Wall Street.

2. Scendete in piazza. Partecipate a una delle centinaia di dimostrazioni convocate in fretta e furia e che si stanno svolgendo in tutto il paese (specialmente quelle vicino Wall Street e Washington).

3. Chiamate il vostro rappresentante al Congresso e i vostri Senatori. Ditegli quello che avete detto al Senatore Obama.

Quando nella vita abbiamo incasinato tutto, ci aspettano un bel po’ di guai. Ognuno di voi conosce questa lezione fondamentale e presto o tardi ha pagato le conseguenze delle sue azioni. In questa grande democrazia non possiamo permettere che ci siano delle regole per la stragrande maggioranza dei cittadini che lavorano sodo, e delle regole diverse per le élite che, quando combinano un disastro, si vedono offrire l’ennesimo regalo su un piatto d’argento. Ora basta!

(Traduzione Marina Impallomeni)




permalink | inviato da alice80 il 2/10/2008 alle 15:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

2 ottobre 2008

Paradossi e pregiudizi

 

Quest'estate sono stato dal vivo a vedere uan puntata di La botola, il preserale di RaiUno, un programma che piace molto a mio figlio maggiore. Nello studio di Fabrizio Frizzi si sfidano artisti esordienti, uno contro l'altro, e lo sconfitto dal voto del pubblico viene eliminato: si apre appunto una botola sotto i siuoi piedi e il malcapitato precipita in piscina.

Nella puntata di cui vi parlo, un numero aveva davvero infiammato il pubblico: quattro acrobati australiani si erano esibiti in esercizi difficilissimi e pericolosissimi, tutti imperniati sulla forza fisica, sul coraggio, sulla preparazione e l'abilità.

Prefessionali, atletici, giovani e belli, i quattro acrobati sembravano davvero insuperabili: la loro performance era stata salutata da una standing ovation del pubblico. A seguire avrebbe fatto ingresso sul palco lo sfidante, ma chi mai (si chiedevano tutti) avrebbe avuto una qualche chance contro quei 4 "fichissimi acrobati"? Entrò lo sfidante e a tutti fu subito chiaro che avrebbe vinto lui.

Bassetto, pelato, con la pancia; gli occhialetti poggiati sul naso e l'aria tranquilla. Operaio, padre di tre figli, pugliese, avrebbe cantato una canzone di Bocelli, non prima di aver salutato la moglie, simpatica ridanciana, bel viso e decisamente sovrappeso.

Mentre urlava "con teeee, partiròòòò..." steccando qui e là, l'italianissima e volubile platea si infiammava. Il volto degli atleti australiani si colorava di stupore:

stava veramente succedendo? Quel cantante da doccia stava facendo a pezzi la loro mirabile prestazione?

Sì, succedeva davvero, e così fu. I quattro marcantoni finirono in piscina, e il barese dall'ugola di bronzo se ne tornò a casa, la moglie sottobraccio, cinquemila euro in tasca.

Giovanni Floris, su io Donna


Così è l'Italia, semplice. E in fondo l'amiamo anche per questo.




permalink | inviato da alice80 il 2/10/2008 alle 13:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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