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27 novembre 2008

Consigli a chi vuole fare il giornalista

Beppe Severgnini,

I giornalisti non temono le lettere d'insulti: fanno parte del mestiere. Un tempo le scrivevano pensionati iracondi, che picchiavano sulla macchina da scrivere con la furia del batterista dei Rolling Stones. Oggi c'è l'email, che consente il copia-e-incolla: col minimo sforzo si posso svillaneggiare commentatori di quattro testate diverse (spesso non ce n'è bisogno: si sono già svillaneggiati tra loro).
Più insidiosa è un'altra tipologia epistolare: l'appello del GAG, Giovane Aspirante Giornalista. Tutti lo siamo stati. Ricordo l'emozione nel ricevere l'elegante rifiuto di Scalfari (12-2-1978) e la motivata chiusura di Montanelli (16-3-78). Ho incorniciato le due lettere, sono il mio personale monumento alla cocciutaggine.
Pur non essendo né Eugenio né Indro, anche Beppe, trent'anni dopo, riceve posta da giovani aspiranti giornalisti. Così, sono certo, molti colleghi. Che fare? Innanzitutto, rispondere. E poi provare a dire qualcosa d'incoraggiante. Non è facile, vista la situazione economica (asfittica), la condizione dei giornali (depressa) e l'umore della nazione (fetido).
Mi scrive Daniele Alfieri (daniele.alfieri@live.it): "Egr. Dott. Severgnini, sono uno studente diciottenne che a fine anno conseguirà il diploma di Liceo scientifico sperimentale, e il cui sogno nel cassetto è diventare in futuro giornalista sportivo. Mio padre è direttore del Tg di un'emittente locale ma la mia è una passione che ho da un po' di tempo e che sento scorrermi nelle vene. Desideravo conoscere quale facoltà universitaria mi raccomanda e magari taluni consigli per iniziare a scrivere. Appellandomi alla Sua gentilezza confido speranzoso in una risposta. Cordiali saluti e forza Inter".
Rispondo pubblicamente, sperando d'essere utile ad altri. Ecco, Daniele, undici consigli per la tua formazione (4-3-3, più l'estremo difensore).

1. Leggi molto.

2. Viaggia, guarda, ascolta. E, già che ci sei, ragiona su quanto hai fatto, visto e ascoltato.

3. Allenati nella scrittura ("taluni consigli"? "sogno nel cassetto è diventare in futuro..."? Blah).

4. Impara a capire, parlare, scrivere l'inglese. Bene, anzi benissimo. Quindi: capire la tv e seguire una riunione, parlare in pubblico, scrivere un articolo.

5. Iscriviti a una facoltà che ti piace. La noia accademica è l'anticamera del fallimento.

6. Dopo la laurea, frequenta una buona scuola di giornalismo (IFG Milano?)

7. Studia, sfrutta e bazzica i nuovi media: l'occupazione è lì (altrove sarà soprattutto preoccupazione).

8. Sii tenace come il tuo omonimo, quello che "fortissimamente volle" (anche se era un po' folle).

9. Sappi che diventare ricchi, nel giornalismo. è difficile almeno quanto restare onesti.

10. Non presentarti a nome di papà.

11. Spera di essere fortunato, altrimenti i consigli da 1 a 10 serviranno a poco.


Buona carriera, Danny Boy. Non dimenticarti di me, quando scriverai a un giovane aspirante giornalista del 2038.




permalink | inviato da alice80 il 27/11/2008 alle 8:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 novembre 2008

Online i dati sull'attività dei deputati.



Era ora, finalmente si saprà mese per mese come, se e quanto ci rappresentano i nostri rappresentanti.

bravissima la Bindi 100% di presenze in aula
bene Antonio Leone, 99,87%, Maurizio Lupi, 99,74% e Mariella Bocciardo, Paolo Vella, 99,68% e Simone Baldelli, 99,36%.
0,06% a Silvio Berlusconi, ma lui è premier e sta sempre in giro...giustificato.

Latitante Veltroni, almeno in questa legislatura, con una percentuale di assenze in occasione di sedute di votazione pari all'82,33. Non molto meglio va all'altro leader dell'opposizione, Antonio Di Pietro, numero uno dell'Idv: registra qualche presenza in più di Veltroni, ma le sue assenze ammontano al 73,82% sul totale delle votazioni.

E' anche possibile consultare il dato relativo all'attività dei gruppi parlamentari nel loro complesso, dato cioè dalla somma delle presenze e delle assenze dei deputati che lo compongono. Si scopre così che il più assiduo è risultato sino ad ora quello della Lega Nord Padania, che ha registrato il 92,36% di presenze. Alle sue spalle, ma ben distanziati, il Pdl, con l'89,61% e il Pd, con l'83,60%. Restano sotto la soglia dell'80% di presenze tutti gli altri: l'Udc con il 77,2%, il gruppo misto con il 73,65% e l'Italia dei valori, maglia nera della graduatoria con il 73,45%.


Per tutti gli altri andate sul sito della camera.

http://www.camera.it/deputatism/21969/21970/21972/documentotesto.asp?tipo=incrementale&elenco=i_200811_pdl




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10 novembre 2008

Ma il cielo è sempre più blu...mmm...mmm



Stasera il telegiornale sembrava un bollettino di guerra...scioperi, crisi economica...

Emma Marcegaglia, presidente di confindustria, applaudita dal wall street journal, dice in diretta al tg1, per uscire dalla crisi servono tre condizioni:


1-taglio dei tassi della banca centrale europea

2-banche devono continuare a dare soldi alle imprese che investono in innovazione

3-aiuti dallo stato

L'economia è in recessione, le famiglie sono in difficoltà, è vero. Ma troviamo una giusta misura tra cronaca e allarmismo. Questa la scaletta del tg1

-obama e bush si incontrano...ma vedono il mondo in due modi diversi (il che potrebbe anche essere una buona notizia)
-sciopero alitalia, fiumicino bloccata
-sciopero ferrotramvieri, termini in tilt
-crisi economica, intervista alla Marcegaglia
-due suore rapite in...
-arresti camorra, imprenditori taglieggiati, terrorizzati e intimiditi...
-inaugurazione centro (una bella notizia!)... per la morte di giuseppe sciolto nell'acido
-match di box ieri a gerusalemme per convivenza conflittuale tra... 
-condanna del fascismo e del nazismo da gainni alemanno, sindaco di roma, in visita ad aushwitz
-domani la corte di cassazione deciderà se interrompere l'alimentazione forzata di eluana inglaro...intervista la padre..dice sarà l'ultima
-uno stormo di uccelli costringe ad atterraggio di emergenza di un aereo a ciampino, roma. fortunatamente tutti bene
-rapinatore in banca in liguria...un po' sfigato
-incidente stradale...morti un uomo e 20 cuccioli di cane
-morta miriam makeba

...meno male che dura mezz'ora...




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9 novembre 2008

Una prova di coraggio

 

Le avevano consigliato di fare un passo indietro. E cioè, con espressione meno diplomatica, di rinunciare, procrastinare, lasciar passare la buriana dei cortei e delle proteste, riporre nel cassetto ogni ipotesi di riforma dell'università. I consigli a Mariastella Gelimini provenivano, mai apertamente ma insistentemente, da quei settori della maggioranza di centrodestra inclini a chiudere un fronte foriero di tensioni e di impopolarità. Ma anche da quei settori dell'opposizione di centrosinistra che pure non sarebbero in disaccordo nel merito delle porposte della Gelmini sull'università, ma non osano esporsi per non compromettere il loro rapporto con un movimento che si oppone alle scelte del governo. E' una prova di coraggio quella del ministro dell'istruzione di insistere su una delle riforme di cui l'Italia ha bisogno. Senza iattanza e arroganza, tenendo aperto il canale del dialogo, ma senza rimandare tutto alle calende greche...


un bel corsivo del corsera del 7 novembre 2008, purtroppo senza firma




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9 novembre 2008

L'intellettuale ebreo

Israel: «Su Pio XII nessuno detti condizioni alla Chiesa»



Israel: «Il suo papato appartiene a una zona grigia . Sbagliato dare giudizi morali drastici»

ROMA — «Nessuno può impedire a un’organizzazione religiosa di decidere in piena autonomia su questioni che riguardano la propria vita interna. Questo vale per qualsiasi religione. Non si possono, insomma, porre condizioni...».Giorgio Israel, storico della scienza, intellettuale ebreo molto impegnato nel dibattito civile, non ha nulla da obbiettare all’appello del cardinal Tarcisio Bertone che chiede «rispetto» per un fatto che è di «esclusiva competenza della Santa Sede» come la beatificazione di Pio XII.

Lei dunque trova giusto il pensiero del cardinal Bertone...
«Penso che nei confronti della figura di Pio XII vi sia stato un accanimento eccessivo e ingiustificato. Nel merito, la possibile beatificazione di Pio XII non mi convince. Tuttavia, sarebbe sbagliato farne un ostacolo a un dialogo tra il mondo ebraico e il mondo cattolico che ha registrato molti progressi anche grazie all’attuale Pontefice. È meglio non enfatizzare certe divergenze e guardare soprattutto agli aspetti positivi».

Meglio guardare al futuro, dice lei.
«Certo. Meglio guardare alla parte piena del bicchiere che non a quella ancora vuota. E poi, a ben vedere, vi sono state altre beatificazioni davvero imbarazzanti per gli ebrei. Penso a quella di Pio IX, personaggio di cultura fortemente antigiudaica, legato al dramma delle conversioni forzate di ebrei al cattolicesimo. Ma devo notare che da allora a oggi, nel dialogo tra le due religioni, siamo in un altro mondo».

Perché non porre condizioni? Molti prestigiosi ebrei italiani ritengono che la beatificazione di Pio XII costituisca invece un macigno sulla via del confronto.
«Prendiamo il Corano. In molti passaggi vi sono accenni a dir poco non amichevoli verso gli ebrei. Ma non sarebbe sensato chiederne la cancellazione come condizione per dialogare con l’Islam. Quel che conta è cosa si pensa e cosa si fa oggi. Su papa Pacelli sarebbe meglio smorzare i toni. Poi lasciare il giudizio agli storici».

E invece qual è il suo personale giudizio su Pio XII?
«Il mio giudizio è che le vicende del suo papato appartengono a una zona grigia e complessa e per questo riservata più alle controversie storiografiche che non ai giudizi morali drastici. Pio XII avrebbe potuto e dovuto pronunciarsi contro le leggi razziali promulgate dal fascismo e firmate da Vittorio Emanuele III nel 1939. E penso che questo suo silenzio sia l’aspetto più grave del suo pontificato. Ma non sono affatto d’accordo con certi giudizi estremi su Eugenio Pacelli. Se non altro perché mi sento una prova tangibile della loro inconsistenza. Difatti io non sarei qui a parlare se non fosse per Pio XII».

In che senso, professor Israel?
«Mio padre Saul, che insegnava Fisiologia alla Sapienza, fu rifugiato prima nel convento di san Francesco in via Merulana e poi a san Giovanni in Laterano grazie a monsignor Pietro Palazzini, futuro cardinale, poi proclamato Giusto di Israele. Insisto: occorre guardare in avanti, costruire il futuro. Molti autorevoli ambienti dell’ebraismo internazionale guardano con favore al bilancio positivo del confronto con il mondo cattolico e non sono favorevoli a drammatizzare questa vicenda».

Cosa cambierebbe veramente per lei, intellettuale ebreo, se la chiesa cattolica proclamasse santo Pio XII?
«Cambierebbe, e molto, se su quella scia iniziasse una dinamica regressiva nel dialogo interreligioso. Se esistessero documenti atti a dimostrare inequivocabilmente una copertura della Shoah, sarebbe uno scandalo. Ma questi documenti certamente non esistono. E ritengo che la chiesa cattolica abbia il diritto di compiere le sue valutazioni e di procedere nel senso che ritiene più giusto dal suo punto di vista. Poi, insisto, gli storici esprimeranno il loro parere».

Paolo Conti
07 novembre 2008

Corsera




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7 novembre 2008

MR PRESIDENT


 




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2 novembre 2008

Il primo record di queste presidenziali



Ultime battute della campagna presidenziale americana. Obama rimane saldamente in vantaggio nei sondaggi, con un più 6 per cento secondo l'indagine quotidiana di Zogby per Reuters-C/SPAN (50 per cento contro il 44 per cento di John McCain).

intanto però si può già dire che queste elezioni potranno segnare un record. Quello dell'affluenza.
Secondo gli analisti potrebbe segnare un record storico, arrivare a toccare le punte degli anni 60 o forse addirittura conquistando il primo posto nell'ultimo secolo.




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2 novembre 2008

"Hello, I'm Sarkozy"





Due comici canadesi si spacciano per il presidente francese e la Palin cade completamente nello scherzo. Dopo aver ringraziato il finto Sarkozy di averle dedicato qualche minuto del suo prezioso tempo, ha dichiarato che sia lei che John McCain hanno un grande rispetto del  presidente francese.

In tutto la telefonata e' durata 6 minuti e la conversazione, che è stata postata sul sito della coppia comica (
www.justiciers.tv), sta spopolando sul web.




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2 novembre 2008

La Camorra spara anche ai ragazzini

 Agguato a Secondigliano, la camorra  spara ai ragazzini: cinque gambizzati
			 


NAPOLI - Agguato davanti a una sala giochi di Secondigliano: un commando di quattro uomini apre il fuoco contro cinque minorenni fra i 12 e i 16 anni: feriti alle gambe.




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31 ottobre 2008

Il rosso c'è sempre

 

Ebbene mi scuso per il lungo silenzio...sono in una fase di transizione e purtroppo non ho più molto tempo o comunque devo ancora orgnizzare le mie forze.

Il mio blog seguirà questo percorso...forse diventerà più personale forse no. Staremo a vedere.

Per il momento vorrei abbracciare virtualmente tutti i "ressuni", per chi non li conoscesse sono merce rara, gente dalle strane facce simpatiche e dai cervelli fumanti. Belli, bella gente...davvero.

E poi, cavolo, il tempo passa. Fra tre giorni conosceremo il vincitore di queste benedette primarie e in un attimo tutti questi sondaggi che affollano l'aria diventeranno parole vuote al vento...dio sia lodato.




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9 ottobre 2008

Pio XII aiutò gli ebrei in silenzio




"Non ci fu nessun silenzio di Pio XII verso l'Olocausto e il nazismo: il Papa, nella messa a San Pietro per i 50 anni dalla morte del suo predecessore, ha affermato che papa Pacelli «agì spesso in modo segreto e silenzioso proprio perchè, alla luce delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, egli intuiva che solo in questo modo si poteva evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei".

Corsera




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9 ottobre 2008

Gli antefatti

Nulla lasciava presagire...


La Versilia in quel periodo costituiva il fronte occidentale della Linea Gotica e un’intera divisione di Waffen-SS era dislocata nel tratto compreso dalla foce del fiume Serchio (ai confini con la provincia di Pisa) alla foce del fiume Magra (ai confini con la provincia di La Spezia).

La popolazione civile, secondo le disposizioni tedesche fatte proprie dai gerarchi fascisti provinciali, avrebbe dovuto evacuare l’intera area per spostarsi a Sala Baganza, un comune al di là dall’Appennino, in provincia di Parma. L’ordine impartito era assurdo e impraticabile essendo impossibile trasferire, senza mezzi di trasporto, una così consistente massa di persone, d’animali e di vettovagliamento. In ogni caso, per la popolazione civile della piana della Vesilia, era necessario sottrarsi ai rischi della battaglia e sfollare in zone apparentemente più sicure.





Fu così che anche il piccolo e nascosto paese di Sant’Anna di Stazzema, raggiungibile solo attraverso mulattiere, dette accoglienza a diverse centinaia di rifugiati.
Provenivano in grabn parte dalla piana della Versilia, ma anche da località più lontane. Fra le vittime, infatti, anche i Tucci da Foligno, i Pavolini da Piombino, i Bonati e gli Scipioni da La Spezia, gli Scalero da Genova, i Cappiello da Napoli, i De Martino da Castellammare di Stabia, i Danesi da Pavia, i Ficini dall’Isola d’Elba e molti altri.
La popolazione, di fatto, quasi si quadruplicò fino ad arrivare a circa 1500 unità.

C’era il problema di trovare un tetto dove rifugiarsi, ma soprattutto c’era il problema di trovare di che sfamarsi, ma c’era lo stesso la speranza di essere al sicuro dalla furia della guerra.

All’alba del 30 luglio 1944 si era verificata una battaglia tra i partigiani della X bis brigata Garibaldi, attestati sul monte Ornato, e le truppe tedesche, terminata con la ritirata dei nazisti e l’attestazione dei partigiani in una zona più interna, in direzione di Lucca.

Il 5 agosto i tedeschi ordinarono lo sfollamento del piccolo paese di Sant’Anna di Stazzema. L’ordine venne annullato pochi giorni dopo, dietro l’assicurazione che nel paese non stazionavano partigiani. Così la vita degli abitanti di Sant’ Anna e degli sfollati riprese il suo ritmo normale. Nulla lasciava presagire lo scatenarsi della furia nazista.


http://www.santannadistazzema.org/




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9 ottobre 2008

Fu un massacro...

Il 12 agosto del ’44

All’alba del 12 agosto, reparti di SS, in tutto alcune centinaia, in assetto di guerra, salirono a Sant’Anna da Vallecchia-Solaio, Ryosina, Mulina di Stazzema e Valdicastello, utilizzando queìali portatori alcuni uomini catturati precedentemente nella piana della Versilia.
Verso le sette il paese era ormai circondato. Gli abitanti non pensavano ad una strage, ma piuttosto ad una normale operazione di rastrellamento. Molti uomini infatti fuggirono, nascondendosi nei boschi.
Troppo tardi si accorsero delle reali intenzioni dei nazisti.

Così lo scrittore Manlio Cancogni narra gli avvenimenti di quella terribile giornata:

« I tedeschi, a Sant’Anna, condussero più di 140 esseri umani, strappati a viva forza dalle case, sulla piazza della chiesa. Li avevano presi quasi dai loro letti; erano mezzi vestiti, avevano le membra ancora intorpidite dal sonno; tutti pensavano che sarebbero stati allontanati da quei luoghi verso altri e guardavano i loro carnefici con meraviglia ma senza timore nè odio.





Li ammassarono prima contro la facciata della chiesa, poi li spinsero nel mezzo della piazza, una piazza non più lunga di venti metri e larga altrettanto una piazza di tenera erba, tra giovani piante di platani, chiusa tra due brevi muriccioli;
e quando puntarono le canne dei mitragliatori contro quei corpi li avevano tanto vicini che potevano leggere negli occhi esterrefatti delle vittime che cadevano sotto i colpi senza avere tempo nemmeno di gridare.

Breve è la giustizia dei mitragliatori; le mani dei carnefici avevano troppo presto finito e già fremevano d’impazienza. Così ammassarono sul mucchio dei corpi ancora tiepidi e forse ancora viventi, le panche della chiesa devastata, i materassi presi dalle case, e appiccarono loro fuoco.

E assistendo insoddisfatti alla consumazione dei corpi spingevano nel braciere altri uomini e donne che esanimi dal terrore erano condotti sul luogo, e che non offrivano alcuna resistenza.

Intanto le case sparse sulle alture, le povere case di montagna, costruite pietra su pietra, senza intonaco, senza armature, povere come la vita degli uomini che ci vivevano erano bloccate.

Gli abitanti erano spinti negli anditi, nelle stanze a pianterreno e ivi mitragliati e, prima che tutti fossero spirati, era dato fuoco alla casa; e le mura, i mobili, i cadaveri, i corpi vivi, le bestie nelle stalle, bruciavano in un’unica fiamma. Poi c’erano quelli che cercavano di fuggire correndo fra i campi, e quelli colpivano a volo con le raffiche delle mitragliatrici, abbattendoli quando con grido d’angoscia di suprema speranza erano già sul limitare del bosco che li avrebbe salvati.

Poi c’erano i bambini, i teneri corpi dei bimbi a eccitare quella libidine pazza di distruzione. Fracassavano loro il capo con il calcio della «pistol-machine », e infilato loro nel ventre un bastone, li appiccicavano ai muri delle case. Sette ne presero e li misero nel forno preparato quella mattina per il pane e ivi li lasciarono cuocere a fuoco lento.
E non avevano ancora finito.

Scesero perciò il sentiero della valle ancora smaniosi di colpire, di distruggere, compiendo nuovi delitti fino a sera.

A mezzogiorno tutte le case del paese erano incendiate; i suoi abitanti fissi e gli sfollati erano stati tutti trucidati. Le vittime superano di gran lunga i cinquecento, ma il numero esatto non si potrà mai sapere.

http://www.santannadistazzema.org/




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9 ottobre 2008

Testimonianze

Sant'Anna di Stazzema

Enio Mancini

6 anni quel 12 agosto 1944



Non avevo ancora compiuto sette anni all’alba di quello splendido sabato estivo; niente faceva presagire ai circa quattrocento abitanti di Sant’Anna e agli oltre mille sfollati che si trattasse di un cupo giorno di terrore e di morte, il giorno del massacro di cinquecentosessanta vittime innocenti, delle quali circa centocinquanta erano bambini sotto i quattordici anni.
Mio padre aveva scorto le colonne naziste che scendevano dai passi montani sui borghi di Sant’Anna.

Prima di andare a nascondersi con gli altri uomini nel bosco, ci sveglio’ e ci invito’ a mettere in salvo la nostra "roba".
Pensavamo si trattasse di un rastrellamento e temevamo l’incendio delle nostre case, come era avvenuto nel vicino paese di Farnocchia.
Nessuno immaginava che donne, vecchi e bambini avessero a subire violenze.

Poco dopo ecco entrare in casa un gruppetto di S.S., indossavano la tuta mimetica, erano armati fino ai denti e portavano l’elmetto sul capo; notammo che due nascondevano il volto con una specie di maschera e parlavano come noi.
Ci buttarono letteralmente fuori, non permettendoci di prendere nemmeno gli zoccoli e, mentre alcuni con strani attrezzi che lanciavano lunghe lingue d fuoco incendiavano la casa, altri ci condussero sull’aia che dominava il borgo di Sennari.

Li’ trovammo gia’ molte persone, ci addossarono contro un muro di una casa e iniziarono ad installare, su un poggio sovrastante, degli strani attrezzi, tipo treppiedi.
Qualcuno comincio’ a piangere e ad implorare per la disperazione; una vecchina, forse per ingenuita’ o per sdrammatizzare il momento, disse di non preoccuparci che forse stavano per farci una fotografia.

Quando anche la mitragliatrice fu montata e lo sgomento e la paura erano ormai generali, arrivo’ nell’aia un ufficiale tedesco, forse un generale, che imparti’ degli ordini in tedesco: "Raus... Valdicastello", ripeteva.
Le spregevoli belve con il volto mascherato tradussero: l’ordine era quello di scendere verso Valdicastello.

Al nostro nucleo familiare si erano aggiunti la nonna materna, la zia e gli altri.
Scendendo, passammo davanti alle nostre case, ormai quasi completamente incendiate (si udiva ancora il muggito della mucca rimasta intrappolata nella stalla).
Decidemmo di non ubbidire all’ordine di scendere a Valdicastello, ma di nasconderci nei pressi, con la speranza di poter fare presto ritorno alle nostre case per salvare il salvabile.
Ci nascondemmo in un anfratto naturale che si trovava nella selva, duecento metri sotto casa.
Dopo circa mezz’ora si udirono quelle voci gutturali che si avvicinavano al nostro nascondiglio; lo sgomento fu totale, ci videro, erano una decina, alzammo le mani in segno di resa.
Ci incolonnarono e ci spintonarono lungo il sentiero che portava verso il centro del paese, verso la chiesa di Sant’Anna.

Malgrado le pedate e i colpi coi calci dei fucili nella schiena, si riusciva a procedere molto lentamente.
Alcuni, infatti, erano scalzi ed il sentiero era pieno di rovi e ricci di castagno.
Ad un certo punto decisero di proseguire (sembrava avessero molta fretta), lasciando di guardia un solo soldato che, nel frattempo, si era tolto l’elmetto dal capo; era molto giovane, quasi un adolescente e non ci faceva piu’ tanta paura.

Quando il gruppo dei tedeschi scomparve dalla nostra vista, il giovane soldato comincio’ ad impartirci degli ordini, che non capivamo, ma ci faceva anche dei gesti eloquenti.
Questi si’ erano facilmente intuibili: ci diceva di tornare velocemente indietro.
Salimmo il ripido pendio, si udi’ una scarica di arma automatica che ci fece trasalire, ci girammo di scatto temendo che ci stesse sparando addosso ed invece imbracciava il fucile verso l’alto e sparava verso le fronde dei castagni.

Si continuo’ a salire verso Sennari, mentre sul versante opposto, verso la chiesa, si udivano in un frastuono generale crepitio di spari, scoppi di bombe, tetti di case che crollavano, lamenti di animali che stavano bruciando vivi nelle stalle e poi si scorgeva il fuoco ed il fumo nero che proveniva da ogni direzione, da ogni borgo del paese.
Non ci rendevamo pero’ conto di tutto quello che realmente stava accadendo.





Giungemmo a casa poco prima delle dieci e tutti ci adoperammo per salvare dal fuoco quella parte non ancora completamente distrutta.
Ci sembrava cosa gravissima aver perso gran parte della nostra roba e soprattutto la mucca che, in quel periodo, ci aveva permesso di sopravvivere.
Verso le cinque del pomeriggio, pero’, la tremenda notizia.

Un giovane della borgata, allontanatosi al mattino con gli altri uomini per nascondersi nei boschi e che, al ritorno, aveva attraversato il centro e gli altri borghi, arrivo’ a Sennari urlando, sembrava impazzito: "Una strage! Sono tutti morti! Sono bruciati!" ripeteva.
Lasciammo le nostre case che ancora fumavano per correre verso il centro, verso la chiesa.
Ogni gruppo andava la’ dove abitavano i propri congiunti, i propri parenti.
Passammo al "Colle".

Ne avevano uccisi diciassette (una ragazza, ferita, ed un uomo anziano si erano miracolosamente salvati sotto il cumulo dei cadaveri).
Arrivammo alle "Case" dove abitavano i nostri parenti: cadaveri sparsi dappertutto, rovine, fuoco e i pochi sopravvissuti impietriti dal dolore.
In una casa, sventrata dal fuoco, su una trave che ancora ardeva - incastrata - una rete di un letto e sopra tre corpi quasi completamente consumati.

Al nero dei tessuti carbonizzati faceva contrasto il bianco dello scheletro; uno dei corpi era piccolo, il corpo di un bambino.
E poi l’odore acre, intenso, della carne arrostita.
Una nonna, per fortuna, riprese noi bambini per riportarci verso Sennari.
Avevamo visto molto, troppo per la nostra tenera eta’.
Una esperienza drammatica che segna per sempre un’esistenza, ma comunque meno tragica di altri giovani ragazzi sopravvissuti nell’eccidio che, feriti o incolumi, videro massacrare i propri cari.

Poi ci fu il dopo, ma quella e’ un’altra storia.

http://www.santannadistazzema.org





lo avrai
camerata kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi
non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti vide fuggire
ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo
su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci troverai
morti e vivi con lo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
resistenza

p.calamandrei

comitato per le onoranze ai
martiri di s.anna di stazzema
12 agosto 1993






permalink | inviato da alice80 il 9/10/2008 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

9 ottobre 2008

Miracolo a Sant'Anna

 

Non fu rappresaglia, anzi i partigiani non c’entrano niente con l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, infatti non ce ne erano proprio di partigiani a Sant’Anna di Stazzema. E la tragedia è stato solo un atto premeditato, terroristico, dei tedeschi.
Questo quello che sostengono i partigiani, criticando il film di Spike Lee, Miracolo a Sant'Anna.

Due, quindi, le scene del film incriminate :

1- il generale tedesco, prima di uccidere 560 tra donne anziani e bambini, chiede ripetutamente e con insistenza di consegnargli Farfalla, il partigiano che da qualche tempo stava colpendo le squadre tedesche appostate nella zona. Facendo intendere che se Farfalla si fosse consegnato o se qualche abitante di Sant’Anna lo avesse tradito e consegnato, l’eccidio sarebbe stato evitato.

2- Favino, che nel film interpreta Farfalla, confessa il suo dolore a un’anziana donna. Ciò che Favino non riesce a perdonarsi è che se avesse saputo di quello che stava succedendo a Sant'Anna, si sarebbe consegnato, evitando la strage. Insomma, ammettendo che ciò che è successo è colpa di un partigiano.


Il racconto di un sopravvissuto

Quel mattino di agosto a Sant’Anna uccisero i nonni, le madri, uccisero i figli e i nipoti. Uccisero i paesani ed uccisero gli sfollati, i tanti saliti, quassù, in cerca di un rifugio dalla guerra. Uccisero Anna, l’ultima nata nel paese di appena 20 giorni, uccisero Evelina, che quel mattino aveva le doglie del parto, uccisero Genny, la giovane madre che, prima di morire, per difendere il suo piccolo Mario, scagliò il suo zoccolo in faccia al nazista che stava per spararle, uccisero il prete Innocenzo, che implorava i soldati nazisti perché risparmiassero la sua gente, uccisero gli otto fratellini Tucci, con la loro mamma. 560 ne uccisero, senza pietà in preda ad una cieca furia omicida. Indifesi, senza responsabilità, senza colpe. E poi il fuoco, a distruggere i corpi, le case, le stalle, gli animali, le masserizie. A Sant’Anna, quel giorno, uccisero l’umanità intera.

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